La pianta più grande del mondo scoperta in Australia: è un unico organismo di 200 km²

Stefania Levante

Settembre 19, 2025

Le scoperte che cambiano la nostra percezione del pianeta non sempre arrivano dai telescopi puntati verso le stelle o dalle sonde spaziali. A volte basta immergersi sott’acqua e guardare più da vicino quello che sembrava già noto. È quello che è accaduto a Shark Bay, nell’Australia Occidentale, un’area marina protetta e patrimonio dell’UNESCO. Per decenni i biologi hanno studiato le sue praterie sottomarine, convinti di trovarsi davanti a una foresta composta da milioni di piante indipendenti. La realtà si è rivelata molto diversa: ciò che appariva come una moltitudine era in verità un unico individuo, la Posidonia australis, estesa per circa 200 chilometri quadrati. Una distesa immensa, grande quanto Milano o tre volte Manhattan, che oggi detiene il primato assoluto di pianta più grande mai documentata sulla Terra.

Una scoperta nata da un errore

La storia di questa scoperta sembra uscita da un romanzo scientifico. Un team di ricercatori della University of Western Australia e della Flinders University non era alla ricerca della pianta più grande del mondo. L’obiettivo della missione era molto più modesto: studiare la diversità genetica delle piante di Posidonia australis in vari punti della baia. I biologi prelevarono campioni di foglie e rizomi in zone distanti fino a 180 chilometri, per poi confrontarne il DNA. Si aspettavano di trovare differenze tra i vari frammenti, segni dell’adattamento locale delle diverse popolazioni. E invece, la sorpresa: il DNA era identico in ogni campione. Non c’erano milioni di individui, ma uno solo, clonatosi all’infinito per millenni.

“La risposta ci ha sbalorditi: ce n’era solo una,” ha spiegato la biologa Jane Edgeloe, autrice principale dello studio. L’immagine di una prateria sottomarina si è trasformata improvvisamente in quella di un colosso vegetale, capace di espandersi lentamente ma inesorabilmente fino a diventare l’organismo più esteso conosciuto al mondo.

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Il segreto di un Matusalemme marino

Come ha fatto un singolo organismo a sopravvivere così a lungo e a raggiungere dimensioni paragonabili a una città? La risposta sta in una combinazione di biologia unica e condizioni ambientali favorevoli. La Posidonia australis non punta sulla riproduzione sessuale, che avviene di rado. Al contrario, si riproduce per clonazione: i suoi rizomi, fusti orizzontali che si allungano sotto la sabbia, si ramificano instancabilmente producendo nuove foglie e radici, tutte geneticamente identiche all’organismo madre. In questo modo la pianta ha potuto espandersi di circa 35 centimetri all’anno, coprendo progressivamente un’area immensa in un arco di almeno 4.500 anni. In altre parole, questa pianta è nata quando le piramidi di Giza erano appena state completate.

Il suo segreto genetico è ancora più affascinante: la pianta è poliploide. Possiede cioè un numero doppio di cromosomi rispetto alle sue parenti, frutto di un antico incrocio tra due specie di Posidonia diverse. Questo errore genetico, lungi dall’essere un limite, le ha fornito un superpotere evolutivo: la capacità di resistere a variazioni estreme di temperatura, salinità e luminosità. Condizioni che in un ambiente fragile come Shark Bay possono cambiare drasticamente da una stagione all’altra.

Un ecosistema che vive grazie a lei

La Posidonia australis non è soltanto la pianta più grande mai scoperta: è anche un ecosistema vivente. Le sue fitte praterie offrono rifugio e nutrimento a una moltitudine di organismi marini: delfini, tartarughe, dugonghi, pesci di ogni tipo trovano tra le sue foglie protezione dai predatori e una fonte di cibo. Inoltre, queste distese di posidonia hanno un ruolo ecologico cruciale: catturano enormi quantità di anidride carbonica, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e proteggendo le coste dall’erosione.

Secondo gli esperti, la pianta assorbe più carbonio di molte foreste terrestri di pari estensione, rendendola un alleato silenzioso nella battaglia contro il riscaldamento globale. Il suo valore non è quindi solo biologico, ma anche climatico ed economico, perché il benessere degli ecosistemi costieri dipende direttamente dalla salute di queste praterie marine.

Un gigante fragile da proteggere

La scoperta della Posidonia australis ci insegna quanto poco conosciamo ancora degli oceani e dei loro abitanti. Ma ci ricorda anche che persino i giganti più resilienti sono vulnerabili. Le minacce moderne — l’aumento delle temperature, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento e l’impatto delle attività umane — rischiano di compromettere la sopravvivenza di questa pianta straordinaria. Conservare Shark Bay non significa soltanto proteggere un habitat marino, ma garantire la sopravvivenza di un organismo unico al mondo, un monumento vivente della natura che ha attraversato i millenni e che ora si trova davanti alla prova più difficile: la nostra epoca.

La pianta più grande del pianeta non è in una foresta remota, né in una giungla tropicale: si trova sotto le acque turchesi dell’Australia, invisibile agli occhi dei più, ma fondamentale per l’equilibrio della vita. Un colosso silenzioso che continua a crescere, centimetro dopo centimetro, ricordandoci che la Terra nasconde ancora segreti incredibili, proprio sotto le nostre pinne.