L’intelligenza artificiale ora “ascolta” le piante per prevenire le malattie

Stefania Levante

Settembre 19, 2025

Sembra la trama di un film di fantascienza. Immagina un agricoltore che, invece di ispezionare visivamente le sue colture, indossa un paio di cuffie e “ascolta” lo stato di salute dei suoi pomodori. O un sistema computerizzato che, analizzando una sinfonia di suoni impercettibili, lancia un allarme: “Attenzione, siccità nel settore quattro” oppure “Rilevato attacco fungino sulla fila B”.

Questa non è fantascienza. È una delle frontiere più rivoluzionarie dell’agricoltura moderna, un campo dove l’intelligenza artificiale sta imparando a decodificare il linguaggio segreto del mondo vegetale. Scienziati e startup innovative stanno sviluppando una tecnologia che ci permette di “sentire” i segnali di stress di una pianta molto prima che i nostri occhi possano vedere una foglia ingiallita o un frutto ammalato.

Stiamo entrando nell’era della bioacustica vegetale: un approccio che promette di rivoluzionare il modo in cui coltiviamo il cibo, rendendo l’agricoltura più precisa, sostenibile e produttiva.

Il suono segreto delle piante: cosa c’è da ascoltare?

L’idea che le piante emettano suoni non è nuova, ma fino a poco tempo fa era considerata più una curiosità che una scienza applicabile. Oggi sappiamo che le piante, pur essendo silenziose per l’orecchio umano, producono un’intera gamma di suoni a ultrasuoni, vibrazioni sottilissime che raccontano la loro storia interna.

Il suono principale che gli scienziati stanno imparando ad interpretare è quello della cavitazione. Immagina i vasi linfatici di una pianta (lo xilema) come una serie di cannucce microscopiche che trasportano acqua e nutrienti dalle radici alle foglie. Quando una pianta è in grave stress – per mancanza d’acqua, per un attacco di un parassita o per una malattia che ostruisce i suoi canali – la colonna d’acqua all’interno di queste “cannucce” si spezza, formando minuscole bolle d’aria. Questo evento, chiamato cavitazione, produce un “pop” ultrasonico, un impercettibile clic.

Una pianta sana e felice produce pochissimi di questi “pop”. Una pianta che sta iniziando a soffrire, invece, inizia a emettere questi clic a un ritmo sempre più accelerato. È un vero e proprio grido d’aiuto, un segnale inequivocabile che qualcosa non va.

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Come funziona la tecnologia: sensori e “orecchie” artificiali

Il processo per ascoltare le piante è un’affascinante combinazione di hardware e software.

  1. I Microfoni Speciali: Per prima cosa, servono delle “orecchie” estremamente sensibili. Gli scienziati utilizzano sensori acustici avanzati, simili a microfoni da contatto, che vengono posizionati direttamente sullo stelo o sul tronco della pianta. Questi dispositivi sono in grado di captare le vibrazioni ultrasoniche generate all’interno, ignorando i rumori di fondo come il vento o la pioggia.
  2. La Raccolta Dati: I sensori registrano continuamente questo paesaggio sonoro vegetale, generando un’enorme quantità di dati. Migliaia di “clic” al giorno per ogni pianta monitorata, ognuno con caratteristiche uniche di frequenza e ampiezza.
  3. L’Interprete (l’Intelligenza Artificiale): Qui entra in gioco l’IA. Analizzare manualmente questi dati sarebbe impossibile. Vengono quindi utilizzati algoritmi di machine learning che vengono “addestrati” a riconoscere i pattern sonori. I ricercatori fanno ascoltare all’IA i suoni di piante sane, di piante deliberatamente assetate, di piante infettate con un fungo specifico o attaccate da un insetto. L’intelligenza artificiale impara a correlare un determinato “ritmo” o “tipo” di clic a uno specifico problema.

Dopo la fase di addestramento, il sistema è autonomo. Ascolta i suoni provenienti dal campo e, quando rileva la “firma acustica” di un problema noto, invia un allarme in tempo reale allo smartphone dell’agricoltore.

I vantaggi di una diagnosi precoce

Questa tecnologia non è solo un esercizio accademico. Le sue implicazioni per il futuro dell’agricoltura sono enormi.

  • Prevenzione invece di cura: Oggi, un agricoltore interviene quando vede il danno. Una foglia macchiata, un frutto marcio. A quel punto, la malattia si è già diffusa e spesso l’unica soluzione è usare pesticidi in modo massiccio. Ascoltando le piante, si può rilevare un’infezione quando solo pochi esemplari sono stati colpiti, permettendo un intervento mirato, riducendo l’uso di prodotti chimici fino al 90%.
  • Irrigazione intelligente: Invece di irrigare secondo un calendario prestabilito, si può dare acqua solo quando le piante la “chiedono”. L’aumento dei suoni di cavitazione diventa un indicatore preciso e in tempo reale del bisogno idrico, portando a un risparmio d’acqua drastico e a una maggiore efficienza.
  • Maggiore resa e qualità: Una pianta che non subisce stress prolungati è una pianta che cresce meglio, produce frutti di qualità superiore e ha una resa maggiore.

Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo dialogo tra uomo e natura, mediato dalla tecnologia. L’intelligenza artificiale non si sostituisce all’esperienza dell’agricoltore, ma gli fornisce uno strumento nuovo e potentissimo: la capacità di capire i bisogni delle sue colture in un modo che prima era semplicemente inimmaginabile. È il primo passo verso un futuro in cui potremo coltivare in modo più intelligente, ascoltando la voce silenziosa del nostro pianeta.