L’UE e i pesticidi: cronaca di un’ambizione sospesa. Cosa succede dopo il ritiro del regolamento sul taglio del 50%?

Stefania Levante

Settembre 19, 2025

Era uno dei pilastri più ambiziosi e discussi del Green Deal europeo: un regolamento vincolante per dimezzare l’uso e il rischio dei pesticidi chimici in tutta l’Unione Europea entro il 2030. Una promessa audace, pensata per proteggere la salute dei cittadini, ripristinare la biodiversità e guidare l’agricoltura continentale verso un futuro più sostenibile. Oggi, di quel progetto di legge così come era stato concepito, non resta che un’intenzione politica sospesa e un acceso dibattito sul futuro.

La proposta, nota come Regolamento sull’Uso Sostenibile dei Prodotti Fitosanitari (SUR), dopo un percorso legislativo travagliato, è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione Europea all’inizio del 2024. Questa decisione, arrivata sull’onda di massicce proteste degli agricoltori in tutta Europa e di profonde divisioni politiche, ha segnato una battuta d’arresto significativa, ma non la fine, dell’impegno europeo a ridurre la dipendenza dalla chimica in agricoltura.

Per capire cosa succederà ora, è fondamentale ripercorrere la storia di questo regolamento, analizzare le ragioni del suo fallimento e guardare alle strategie che l’UE sta mettendo in campo per non abbandonare l’obiettivo.

L’obiettivo del Green Deal: cosa prevedeva il regolamento ritirato?

Presentata nel giugno 2022, la proposta SUR era il braccio operativo della strategia “Farm to Fork” (“Dal produttore al consumatore”). Non si limitava a un auspicio, ma traduceva l’obiettivo del 50% in obblighi giuridici per gli Stati membri. I punti chiave erano:

  • Obiettivi Nazionali Vincolanti: Ogni Stato membro avrebbe dovuto contribuire al raggiungimento del target del 50% a livello UE. La Commissione avrebbe stabilito obiettivi nazionali differenziati, basati sull’intensità d’uso passata e sui progressi già compiuti.
  • Divieto Totale in Aree Sensibili: Il regolamento prevedeva di vietare completamente l’uso di tutti i pesticidi in aree come parchi pubblici, giardini, scuole, aree Natura 2000 e vicino a corpi idrici, per proteggere le zone più vulnerabili e la salute pubblica.
  • Promozione di Alternative: Gli agricoltori sarebbero stati obbligati ad adottare la “difesa integrata” (IPM), un approccio che privilegia metodi di controllo biologici e fisici, relegando i pesticidi chimici a ultima risorsa. Inoltre, erano previsti incentivi per l’adozione di alternative a basso rischio, come i biopesticidi.
  • Monitoraggio e Trasparenza: Venivano introdotte nuove regole per la raccolta di dati sull’uso dei pesticidi, al fine di monitorare i progressi in modo trasparente e uniforme in tutta l’Unione.
 L’UE e i pesticidi: cronaca di un’ambizione sospesa. Cosa succede dopo il ritiro del regolamento sul taglio del 50%? – Comesicoltiva.it

 

Le ragioni di un naufragio: perché la proposta è stata fermata?

Il percorso del regolamento SUR si è trasformato in una tempesta perfetta, dove preoccupazioni legittime si sono scontrate con pressioni politiche e un contesto geopolitico cambiato.

  1. Le Proteste degli Agricoltori: Il fattore più visibile è stata la mobilitazione del mondo agricolo. Molti agricoltori hanno percepito il regolamento come un ulteriore carico burocratico e un attacco alla loro competitività. Le loro preoccupazioni principali erano la mancanza di alternative economicamente valide e immediatamente disponibili ai pesticidi chimici e il timore di un crollo delle rese produttive, che li avrebbe messi in svantaggio rispetto ai concorrenti extra-UE, non soggetti alle stesse regole.
  2. L’Impatto della Guerra in Ucraina: L’invasione russa dell’Ucraina ha spostato il focus politico sulla sicurezza alimentare. L’idea di imporre regole che, almeno nel breve termine, avrebbero potuto ridurre la produzione agricola è diventata politicamente indigeribile per molti partiti e governi.
  3. Opposizione Politica: La proposta ha incontrato una fortissima resistenza nel Parlamento Europeo, in particolare dai gruppi di centro-destra (come il Partito Popolare Europeo), che l’hanno definita “ideologica” e irrealistica. Nel novembre 2023, l’Europarlamento ha respinto in toto la proposta, svuotandola di fatto di ogni significato e portando a un’impasse legislativa.
  4. Critiche sulla Valutazione d’Impatto: Molti hanno criticato la Commissione per non aver fornito una valutazione d’impatto sufficientemente dettagliata sulle conseguenze economiche per il settore agricolo, alimentando l’incertezza e la paura.

Di fronte a questo stallo e alle crescenti tensioni sociali, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato il ritiro della proposta nel febbraio 2024, riconoscendo che era diventata un “simbolo di polarizzazione”.

E adesso? L’obiettivo del -50% è morto?

Il ritiro della proposta SUR non cancella l’obiettivo del Green Deal. La Commissione ha chiarito che l’impegno a ridurre i pesticidi rimane, ma l’approccio dovrà cambiare. La nuova strategia si baserà su un dialogo più approfondito e su misure meno prescrittive.

Le strade che si stanno delineando sono:

  • Piani Strategici Nazionali (PAC): Il fulcro dell’azione si sposta sui Piani Strategici che ogni Stato membro elabora nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC). Gli Stati saranno incoraggiati (e finanziati) a includere nei loro piani misure volontarie più ambiziose per la riduzione dei pesticidi, come l’agricoltura di precisione, il sostegno alle alternative biologiche e la formazione. L’approccio diventa “dal basso verso l’alto” invece che imposto da Bruxelles.
  • Dialogo Strategico sul Futuro dell’Agricoltura: La Commissione ha avviato un dialogo con agricoltori, cooperative, industria e ONG per costruire un nuovo consenso. L’idea è di sviluppare una nuova proposta, forse nella prossima legislatura, che sia più pragmatica e che nasca da un compromesso tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
  • Investimenti in Ricerca e Innovazione: Una parte cruciale della strategia sarà accelerare la ricerca e l’autorizzazione di alternative efficaci ai pesticidi chimici. Senza strumenti validi, qualsiasi obbligo di riduzione è destinato a fallire.

In conclusione, l’ambizioso regolamento europeo sui pesticidi è stato messo in pausa, non archiviato. La sua storia rappresenta una lezione fondamentale per la transizione ecologica: le grandi trasformazioni non possono essere solo imposte dall’alto, ma devono essere costruite attraverso il dialogo, il sostegno economico e l’innovazione tecnologica, per garantire che nessuno, a partire da chi produce il nostro cibo, venga lasciato indietro. La meta del -50% entro il 2030 appare oggi più difficile, ma la rotta verso un’agricoltura a minor impatto chimico rimane tracciata.