Nel mondo della scienza, ci sono momenti che sembrano usciti direttamente da un romanzo di avventura. Storie di scoperte così improbabili da cambiare per sempre la nostra comprensione del pianeta. Quella che stai per leggere è una di queste: la riscoperta non di una specie scomparsa da un secolo, ma di un intero genere botanico che si credeva estinto insieme ai dinosauri.
Per decenni, la sua esistenza era nota solo attraverso le impronte fossili. Gli scienziati l’avevano studiata, classificata e infine archiviata nel grande libro delle specie scomparse dalla faccia della Terra. Era un fantasma del passato giurassico, un albero che nessun essere umano aveva mai visto vivo. O almeno, così si pensava.
Poi, in un giorno del 1994, una guardia forestale e un naturalista di nome David Noble, durante un’escursione in una remota e quasi inaccessibile gola rocciosa di un parco nazionale australiano, si trovarono di fronte a qualcosa di mai visto. Un piccolo gruppo di alberi maestosi, con una corteccia strana, simile a bolle di cioccolato, e un fogliame che non assomigliava a nulla di conosciuto. Quello che non potevano sapere era di essere inciampati in un vero e proprio fossile vivente, un sopravvissuto preistorico che avrebbe riscritto i libri di botanica.
L’identikit di un fantasma: il Pino di Wollemi
La pianta riscoperta è il Wollemia nobilis, meglio conosciuto come Pino di Wollemi. Il nome scientifico celebra sia il Wollemi National Park, il luogo della sua miracolosa sopravvivenza, sia il suo scopritore, David Noble.
Perché è così incredibile? La sua linea evolutiva risale a oltre 200 milioni di anni fa. Per fare un paragone, ha prosperato in un’epoca in cui i continenti erano ancora uniti nella Pangea e i T-Rex non erano ancora comparsi. Si pensava che questo intero genere di piante si fosse estinto circa 2 milioni di anni fa. Trovare un esemplare vivo nel 1994 è stato l’equivalente botanico di trovare un piccolo dinosauro vivo e vegeto in una valle sperduta.
Le sue caratteristiche uniche: L’albero è un vero e proprio alieno nel mondo vegetale moderno.
- La corteccia: È la sua caratteristica più distintiva, scura e incredibilmente nodosa, descritta da molti come se fosse ricoperta di “Coco Pops” o bolle di cioccolato.
- Il fogliame: A differenza dei pini moderni, le sue foglie (tecnicamente fillocladi) sono piatte, simili a felci, e disposte a spirale lungo i rami. Crescono in modo peculiare, con nuove gemme che si formano non solo alla fine del ramo ma anche a metà di esso.
- La genetica: La scoperta più scioccante è stata l’analisi del DNA. Tutti gli esemplari selvatici trovati (meno di 100 alberi adulti) sono risultati geneticamente identici. Questo significa che la piccola popolazione è una sorta di clone naturale, sopravvissuta per migliaia di anni forse attraverso la riproduzione asessuata (polloni radicali), rendendola estremamente vulnerabile a malattie e cambiamenti climatici.

Una scoperta tenuta segreta
La notizia della scoperta fu così epocale che le autorità australiane la tennero nascosta al pubblico per quasi due anni. Il timore era che orde di collezionisti di piante rare e turisti potessero danneggiare l’habitat segreto e distruggere gli ultimi esemplari rimasti. Gli scienziati e i botanici che furono portati sul posto bendati in elicottero per studiare gli alberi dovettero giurare il segreto.
La posizione esatta del boschetto originale rimane tutt’oggi uno dei segreti meglio custoditi d’Australia, protetta da sofisticati sistemi di sicurezza.
Da fossile vivente a “pianta da salotto”
La vera genialità del progetto di conservazione è stata la decisione di non “rinchiudere” la scoperta, ma di condividerla con il mondo in modo controllato. Gli scienziati hanno avviato un programma di propagazione senza precedenti, riuscendo a riprodurre la pianta da seme e da talea.
L’obiettivo era duplice:
- Creare una “popolazione di sicurezza”: Diffondendo la pianta nei giardini botanici e nei giardini privati di tutto il mondo, si crea una garanzia che la specie non possa estinguersi a causa di un singolo evento catastrofico (come un incendio o una malattia) che colpisca il sito originale.
- Soddisfare la curiosità pubblica: Rendendo la pianta commercialmente disponibile, si è eliminato il mercato nero e il rischio che qualcuno tentasse di raggiungere il sito segreto per rubare semi o talee.
Oggi, chiunque può acquistare un piccolo Pino di Wollemi e coltivare nel proprio giardino un pezzo di preistoria. Una parte dei proventi delle vendite viene reinvestita nella ricerca e nella protezione della popolazione selvatica.
La riscoperta del Pino di Wollemi non è solo la storia di un albero, ma un potente promemoria. Ci insegna che il nostro pianeta nasconde ancora segreti meravigliosi e che non è mai troppo tardi per scoprire (o riscoprire) tesori che credevamo perduti per sempre. E ci ricorda la nostra immensa responsabilità nel proteggere queste fragili finestre su un mondo scomparso.





